Fine prima parte

Ciao a tutti 😀

“Just” è finito o, almeno, la prima parte. E, se dico “la prima parte è conclusa”, si dovrebbe intendere che ce ne sarà una seconda 😀

La risposta è “Si, ci sarà :D” ma non c’è ancora. Perchè, mi state chiedendo? Per un motivo semplice: non è ancora scritto e, diciamo la verità, è da molto che non ho voglia di digitare sulla tastiera. Un poco per tempo, un poco per mancanza di voglia e, un poco, perchè faccio altro 😦

Sono svogliato ma, davvero, la storia c’è! Vi chiedo solo di attendere 😀

Grazie per avermi seguito fino a qui 🙂

Capitolo 7 – Rivelazioni (5)

Era estate, ormai. Erano passati svariati mesi, da quel ‘Free talk’. Tutti quelli che, giustamente, lo consideravano finito, dovettero ricredersi: il direttore, anche se ancora mosso dai soldi, rinnovò quel famoso contratto, affidandogli Sonia, come sua redattrice fissa. “Squadra vincente non si cambia, no?”, aveva detto, come se non fosse mai accaduto niente. Ci mise una pietra sopra, Luca: “chi è causa del proprio mal, pianga se stesso”, si diceva, pensando a quel pover’uomo.
Le riviste, dalla prima all’ultima, si scusarono pubblicamente. Giada, dopo quella sera, non lo lasciò più… fisicamente parlando, anche: s’avvinghiò a lui, senza separarsene. E come darle torto? Aveva trovato un uomo fantastico!
Continuarono a convivere felicemente, nella casa di lui. E, finalmente, trovò l’ispirazione per quel suo nuovo libro: quello che, Michele, sperava diventasse ‘il porno del secolo’.
Aveva, però, chiesto a molte persone, prima di cominciare a digitare parole sulla tastiera. Si mise al lavoro solamente quando, all’unanimità, ricevette il “via libera”. Non l’aveva ancora finito, però: stava ancora scrivendolo.
– Luca! Sbrigati, che dobbiamo andare! – Urlò Giada, dal bagno.
– Aspetta, voglio finire qui. – rispose, continuando a scrivere.
– È tardi! Poi la senti, Cristina, se ritardiamo!
– Beh… le dirò la verità.
– Ovvero?
– Che non sapevi quale maglietta metterti.
Con finta rabbia, lo tirò per l’orecchio. Lui, con fatica, riuscì a salvare e chiudere il file. Uscirono, quindi, di corsa.
Il pc rimase acceso e, sullo schermo, si poteva leggere il nome della cartella, che conteneva molti altri dati, oltre a quello appena chiuso: “Just A Game Of Roles”

Capitolo 7 – Rivelazioni (4)

La notte passò; tesa, ma passò. Giada, sotto consiglio di Sonia, venne presa da Stella e Cri, in modo da non farsi vedere con Luca. Poi, arrivate alla libreria, avrebbero lasciato fare alla redattrice, per farle passare. La scusa? ‘sono mie care amiche, venute da lontano, perché si sono decise a vedere, finalmente, il Pinetti’. Speravano, però, che tutto filasse liscio.
Dopo mezz’ora, partì anche il ragazzo, dirigendosi al luogo dell’evento, a piedi. Già in lontananza, i fan lo videro e lo acclamarono con entusiasmo. Era abbastanza solare, con loro, nascondendo bene le sue reali intenzioni. Notò parecchie facce conosciute, viste sempre alle presentazioni, e altre del tutto nuove, i ‘curiosi’, probabilmente. Molti adolescenti con macchine fotografiche e cellulari, che chiedevano foto del loro mito, e molti obbiettivi professionali, che era già tanto se ti dicevano ‘ehi, guarda qua!’. In lontananza, troupe televisive, intenti a preparare le telecamere.
Entrò a fatica, lasciato passare dai commessi della libreria. La folla rimase fuori: dovevano finire di allestire. Le ragazze, accanto a Sonia, erano già dentro ma, con molta forza di volontà, fecero finta di niente, continuando a parlare con la redattrice.
– Sempre in orario, eh? – disse un uomo, avvicinandosi.
– Era un signore di mezza età: capelli brizzolati, corpo snello, altezza nella media. Vestiva in giacca e cravatta: molto professionale.
– Buongiorno, direttore. – lo salutò, in maniera abbastanza fredda.
– Mi spiace d’averti dato poco tempo, per prepararti, ma era un’occasione molto vantaggiosa…
– Non si preoccupi. – disse con finto interesse, mentre cercava lo sguardo di una commessa, per poterle chiedere dove mettere il cappotto.
– Le tue vendite potrebbero raggiungere picchi galattici, dopo questo ‘free talk’. – commentò, molto estasiato.
Un semplice mugolio di assenso, mentre gli veniva portato via il soprabito. Poi, con molta bravura, cominciò ad ingannarlo.
– Vedo che Sonia ha portato qualcuno… – commentò, guardandola. – sue amiche, immagino.
– Si. – rispose, questa volta seccato. – le avevo detto di evitare; che ci servono posti.
– Beh, – commentò, lanciandoli uno sguardo tra il glaciale e la superiorità – sono comunque parte del pubblico, no? E poi, Sonia, ha sempre svolto un lavoro egregio. Credo le si possano permettere, queste cose.
Il direttore non sembrava convinto.
– E, nel caso, le avrei fatte entrare io, se mi avesse chiesto questo favore.
– Sempre gentile, tu… – commentò, convincendosi della cosa.
– Mai fare, agli altri, ciò che non vorresti fatto a te. – concluse, andando via e senza nemmeno salutarlo.
Passò velocemente accanto a Sonia, toccandole la spalla e salutandola, mentre lui scappava all’ingresso. Lei ricambiò il saluto, velocemente.
Si concordò, quindi, con i vari aiutanti ed, infine, aprirono. Rimase li, a stringere la mano a chi entrava: gli era sempre piaciuto, avere questo rapporto, con i lettori.

La grande stanza, riservata all’evento, era colma di gente. Da una parte, la folla entusiasta, e dall’altra, un grande tavolo, con seduti il direttore, a destra, Luca, al centro, e la redattrice, a sinistra.
Dopo poco, tutti si ammutolirono, facendo regnare solamente il suono degli scatti, delle fotocamere.
– Cavolo, che silenzio! Non fatemi sembrare il professore cattivo. – commentò, ridendo.
Aveva quest’approccio simpatico, con i lettori; non s’era mai considerato come una specie di dio in terra. Era una persona normale, come ognuno di quelli che aveva davanti.
La folla rise, divertita.
– Ehi, tu! Che hai riso per primo! Fuori dall’aula! – continuò ridendo, indicando uno a caso.
Nuovamente, il pubblico, rise divertito. Anche Sonia rideva parecchio.
– Si vede che non mi sono preparato discorsi, eh?
– Te la facevi con lei!? – urlò uno spettatore, avvalendosi della marea di gente, per passare, inosservato
Giada, che era nelle file lontane, insieme alle due amiche, cominciò a tremare dal nervoso. Stella, che prontamente se ne accorse, le strinse la mano, calmandola. Luca, invece, non rispose, mantenendo una certa tranquillità.
– Suvvia! Il ‘Free talk’! Avete…! – disse, guardando l’orologio. Poi, si rivolse al direttore – Quanto dura, chiese a Sonia?
– Un ora e mezzo e, poi, autografi e buffet.
– Buffet? – commentò, recitando stupore. Poi, rivolgendosi a tutti, in un romano pessimo – A raga’, ce sta’ da magnà, dopo!
Esultanza, spiritosa, dei più giovani e, anche i meno arzilli, risero. Anche Giada, ancora un poco turbata, si tranquillizzò, ridendo di gusto.
– Scherzi a parte, anche se m’è venuta fame, abbiamo novanta minuti per parlare di ‘Lux’; tutte le domande che volete, ma solo se, poi, venite a farvi fare l’autografo. – propose, con l’ennesima battutina spicciola.
I primi venti minuti filarono lisci, con domande dei fan: alcune buffe, altre intelligenti, uno che aveva chiesto dove si trovasse il bagno (a questa domanda, Luca s’è alzato, è andato tra il pubblico ed ha scambiato una bellissima stretta di mano, con quell’”eroe”). Poi, munito di registratore e microfono, una donna cominciò.
– Cosa ci può dire, di questi giorni?
I camera-men, prima intenti a bellissime panoramiche, s’erano focalizzati sullo scrittore. Il direttore sorrise di gusto, Sonia s’irrigidì e le ragazze, ancora nascoste, si sentirono mancare il fiato.
– Che posso dirti…? Intanto, posso darti del ‘tu’? Che c’era il sole: il cielo era limpido, a Livorno, ma faceva molto freddo. – rispose, sorridendo.
Timidi risolini sparsi.
– No, signor Pinetti… intendevo degli eventi che la riguardano.
– Eventi? – chiese, recitando sorpresa.
– Si dice che vi siate fidanzato… – continuò, rivelando un poco di seccatura.
– Quando? – chiese, recitando nuovamente stupore.
– È lei che dovrebbe dirlo. – tuonò seccata.
Silenzio. Tutti erano muti. Si alzò, quindi. Sembrava divertito… o stava ridendo per il nervoso. Gli scatti, in quel preciso momento, aumentarono d’intensità.
– Dunque, – esordì. – sapevo che saremmo arrivati a questo.
Dopo questa frase, ci fu un sollevamento, in aria, di microfoni e microregistratori.
– Prima di tutto, non mi sembra il luogo più adatto, dove parlare delle mie faccende private. – scandì bene, guardando i giornalisti negli occhi, uno ad uno. – Già è successa l’anno scorso, questa cosa, a Torino. Ho chiarito, o almeno m’è sembrato, che questi eventi SONO per gente VERAMENTE interessata a ciò che scrivo, compresi i curiosi indecisi sul titolo che ho scritto. Anzi! È per loro, che esistono questi momenti: in modo che possano capire cosa, quel libro, contenga veramente, senza limitarsi ad uno stupido riassunto, sul retro della copertina.
I microfoni, lentamente, si abbassarono, come se si stessero vergognando.
– Non ho mai, e ripeto MAI, rifiutato confronti personali sulla mia vita e, voi giornalisti, dovreste saperlo.
Prese un lungo respiro.
– Perché, quindi, dovete spiare una vita che, lo stesso protagonista, ha detto essere disposto a condividere? Perché, voi giornalisti, non riuscite a farvi i cazzi vostri o, meglio, non riuscite ad aspettare, prima di farvi gli interessi miei?
Quelle ‘aste’ alzate, erano completamente sparite.
– Perché, soprattutto, dovete speculare su informazioni NON vere!?
Si voltò verso Sonia.
– Hai uno di quei giornali?
La donna accennò un ‘si’ e, molto rapidamente, allungò un settimanale. Ci mise poco, Luca, a trovare il titolo.
– “Lo scrittore (che odia le donne)e la sua ragazza”. Quanti, di voi tutti, hanno letto quest’articolo. Alzate la mano tranquillamente; non la mangio.
Timidamente, più della metà delle persone, alzarono la mano. Lo fecero anche Stella e Cristina.
– Anche voi due, nel caso. – disse, a bassa voce, a quelli che aveva vicino.
E, anche loro, sollevarono il braccio.
– Bene. – disse, sfregandosi le mani. – ora, tengano la mano alzata chi, tra loro, ha creduto a quell’articolo.
Le tre ragazze, amiche dello scrittore, furono le prime ad abbassarla. Pure il direttore, l’abbassò. Di una sessantina, di consensi, ne rimasero una quindicina.
– Ok. – concluse, guardando la gente. – Non credete mai a queste persone, che scrivono questi articoli, perché raccontano SOLAMENTE fesserie! – urlò, pieno di rabbia. – Chiedete, senza vergogna! Chiedete, prima di dare per scontato le cose! Al massimo riceverete un ‘non ora’ o un ‘non ne voglio parlare’ o, nel peggiore dei casi, un ‘vaffanculo’! Ma voi, VOI che avete chiesto, sarete nel giusto e, soprattutto, in pace con voi stessi e con chi vi circonda.
Nuovamente silenzio. Anche gli scatti, erano cessati.
– Queste fesserie vengono fatte solo per spillarvi soldi. Vi sentite offesi? Offendetevi di più, quindi, quando vi dico che, se me lo avreste chiesto altrove, vi avrei detto la verità GRATIS!
Silenzio tombale. La giornalista, rimasta a bocca aperta, sembrava una statua di cera.
– Ora, parlando ai giornalisti ed alle ‘belle’ persone. – continuò, rimettendosi a sedere. – Ho detto che sarei stato il primo, se sotto intervista LEGATA ALLA MIA PERSONA, a raccontarvi la mia vita. Perché, allora, dovete paparazzarmi?
Attese una qualche risposta che, sapeva benissimo, non sarebbe arrivata.
– Quello che non vi perdono, oltre all’essere qua a togliere il posto a fan che sono venuti per, VERAMENTE, parlare del libro e sono rimasti fuori, è il fatto di aver leso la privacy altrui. Avete scattato foto a mie amiche, che niente c’entrano, con questa storia!
Le telecamere vennero abbassate, in segno di rispetto.
– Volete uno scoop? Venite da me, la prossima volta. – concluse, freddando con occhi di ghiaccio.
Il direttore, molto impacciato, si sistemò sulla sedia.
– Ed evitate di diffamare, solo perché ho rifiutato molte donne, ‘smontandole’ come sto facendo con voi, ora.
Prese fiato, per poi continuare.
– Ho sempre rifiutato qualunque persona, uomo o donna, che voleva la mia amicizia solo perché ‘è famoso’ o ‘è uno scrittore’. Non è odio… è pena: pena per quei poveracci che, pur di avere possibili ‘allacci famosi’, sono disposti a farsi trattare da zerbini. A Torino, dissi a tutte le donne di desistere, che non avevo nessun interesse a stare con qualcuna che ‘amava lo scrittore’.
Arrossì leggermente, ridendo un poco.
– Questa ragazza, che amo, ha visto l’uomo e non l’autore ed io, in lei, ho visto una persona autentica, incapace di provare brutti sentimenti.
Giada, toccata da quelle parole, cominciò un tacito pianto.
– Giorni intensi, pieni di eventi, molto brutti. Eventi che ci hanno mostrato per quello che siamo veramente. Io amo la VERA lei come, lei, ama il VERO me.
Sonia era senza parole: quel discorso, così spontaneo, la investì di tutta la sua potenza. E non solo lei, ne fu travolta: molti, fissavano lo scrittore con ammirazione.
– Ma, lo ammetto, c’è una persona che, sopra a tutto, odio: quelli che approfittano delle faccende altrui. – disse, guardando il direttore.
L’uomo, incapace di controbattere, rimase fermo, in preda a sudorazione e tremore.
– Sono i più bastardi, che non esitano a fare soldi sfruttando non solo le notizie finte, ma anche i problemi della gente.
– Po-potrei recidere il tuo contratto, per questo! – urlò timidamente, cercando una dignità, ormai persa.
– Fai pure: nessun problema. – rispose di getto, stupendo l’uomo. – Ci sono altri editori, spero, che crederanno in me ed in ciò che scrivo. – continuò, sorridente. – Ma davvero, lo vuoi? Se è così, veramente, ti pregherei di dirlo davanti a tutti questi lettori, ai quali toglieresti dei sogni.
Guardò il pubblico, invitando il direttore, a fare lo stesso. Lui, però, non ne ebbe il coraggio.
– Quindi…! – s’interruppe, con un silenzio quasi teatrale. – Chi è qui, in questa stanza, per sapere dello scoop e non gliene frega un cazzo del libro, è pregato di prendere quella porta ed uscire.
Silenzio.
– Ora. – Tuonò, ancora.
Lentamente, prima i giornalisti e poi molti altri, uscirono, molto ordinatamente.
– Anche tu. – tuonò, continuando a guardare la gente. Si riferiva al direttore, ovviamente.
– Ma…
– Non te ne frega un cazzo, di ‘Lux’. T’interessano solo i soldi che ti porta. Sei pregato, quindi, di uscire. E, se puoi, chiama altre persone, dato che si sono liberati dei posti e, mi raccomando, gente a cui interessa il libro.
Si alzò, sconfitto e, come ultimo della fila, chiuse la porta.
Silenzio.
Cristina, d’impulso, s’alzò e, con entusiasmo, cominciò ad applaudire. La segui anche Stella, e poi Sonia, e poi tutti gli altri.

Capitolo 7 – Rivelazioni (3)

La sera arrivò, molto prima del previsto. Come d’appuntamento, si ritrovarono in quel ristorante. Era anche una pizzeria. Luca esultò: non aveva molta fame e, una pizza, sarebbe bastata. Giada e Cristina entrarono per prime, Stella ed il ragazzo, invece, rimasero fuori.
– Cos’hai. – disse, senza giri di parole.
– Credo di sapere cosa succederà domani. – rispose lei, altrettanto rapida.
– Allora! Entrate o no? – gridò Cri, tornando a prendere i due.
Ma, appena afferrato Luca, il suo cellulare squillò. Si liberò, gentilmente, della presa e sfilò il cellulare, dalla tasca.
– È Sonia. – disse, ragionando a voce alta.
– Sonia? – chiese Cri.
– La mia redattrice. – rispose, avviando la conversazione.
Era all’hotel, diceva, e non l’aveva trovato in stanza. Aveva urgente bisogno di parlare con lui.
– Falla venire qui. – propose Stella.
Fece di ‘si’, con la testa, e le diede l’indirizzo.
– Due minuti e sono da te. – rispose Sonia, chiudendo la chiamata.
– Non ti hanno disturbato per tutto il giorno e, quindi, devono farlo ora? – lamento la ragazza.
– Mi spiace, Cristina. – si scusò il ragazzo. – questa situazione sta spiazzando anche me, davvero.
Silenzio imbarazzato.
– Cri, torna da Giada, dato che l’hai lasciata sola. Devo parlare con Luca. – disse Stella, tagliando corto.
– Ha fatto una delle sue solite cavolate? – chiese, seccata.
– No, questa volta no.
Cristina andò via: era curiosa ma, lo sguardo serio della moglie, le aveva fatto capire che era una cosa seria.
– Non sei stata troppo… diretta? – criticò, lui.
– Forse, lo ammetto. Ma non voglio che si arrabbi pure lei. – rispose, cercando nella sua borsetta.
Non durò molto, la ricerca. Anzi: ci mise un secondo scarso. Stava tenendo un’insieme di fogli, arrotolati in maniera curata. Lo stava offrendo al ragazzo.
– Cos’è? Una rivista? – chiese incuriosito, prendendolo.
– Leggi la copertina. – disse, scura in volto.
Era una di quelle riviste scandalistiche, quelle che trovi dai parrucchieri. Era di quella settimana e, in copertina, c’erano Luca e Giada. Il volto di lei era stato censurato.
Non credeva ai suoi occhi. “Lo scrittore che odia le donne e la sua ragazza”, lesse.
– È uno scherzo, vero? – chiese lui, con una risata piena di ira.
– Lo speravo… ma, da questa tua risposta, capisco che non lo è. – commentò Stella.
Intanto, Sonia, stava arrivando correndo. Anche lei, in mano, aveva una rivista.

L’avevano fatta entrare. Era diventata una cena a cinque, ormai. Cristina e Giada, come aveva previsto Stella, s’infuriarono col giornale. Ma, se la prima voleva strapparlo a morsi, la seconda ne era terribilmente spaventata. Leggeva l’articolo con immensa paura. Sonia aveva portato molte testate e, su ognuna, un articolo simile.
– Ma non si vergognano!? – Gridò Cri, in preda alla rabbia.
– Non possiamo farci niente. – commentò Sonia, cercando di calmarla. – Pensavo fosse finita, dopo quel casino, alla fiera del libro.
Il casino, di cui parlava, era quello riguardante la mega lite di Luca, verso le ‘lettrici’: quelle che lo leggevano solo per immaginarselo nudo, mentre le scopava.
– Ne ho sentito parlare. – disse Stella. – Lo conosciamo tutte, credo: scrive perché vuole divertire e cullare i suoi lettori, non per altro.
– Mi sono sentita onorata, appunto, quando mi hanno affidata a lui: non si trovano più scrittori puri, che pensano al lettore e non a se stessi.
– Immagino, a questo punto, che il direttore abbia voluto fare questo incontro per suo tornaconto, solo per specularci sopra. – commentò Luca, intento, anche lui, a leggere un giornale.
– Già. Domani ci saranno giornalisti, televisioni, curiosi… di tutto, insomma. Ma, sicuramente, pochi lettori ‘veri’.
– Ma è da stronzi! – Gridò Cristina, facendo voltare molte persone.
– È tremendamente legato ai soldi e, se si presenta una possibilità, la sfrutta senza ritegno, anche a costo di ‘usare’ le persone.
Giada, che intanto aveva finito, cominciò a stringere la mano di lui, cercando sicurezza.
– E’ pubblicità, del resto. – commentò, freddamente, il ragazzo. – ma non gli perdono di aver usato Giada e voi.
Stella non si stupì: era ovvio che sarebbe arrivato, molto facilmente, al motivo di tanta discrezione.
– Mi spiace solo che, il tuo tentativo di rimanerne fuori, sia stato vano. – continuò, rivolgendosi all’avvocato.
– Come? – chiese, cercando di mantenere una certa parvenza di tranquillità.
– È pieno di paparazzi, qua fuori.
Anche Cristina sbiancò ma, la salda presa di Stella, che le teneva la mano, evitarono che andasse nel panico.
– Cos’hai intenzione di fare, quindi? – chiese Sonia.
– Strinse, a sua volta, la mano di Giada. Si guardarono intensamente, per alcuni secondi.
– Cosa dice, la locandina dell’evento? – chiese, tornando a guardare la redattrice.
– Che terrai un ‘free talk’ sul tuo libro, ‘Lux et Tenebrae’. – rispose confusa.
– Ed io farò quello. – disse, sicuro di se.
– Ma è una follia, Luca! – commentò Cristina. – Rischi di concludere la tua carriera!
– Hai ragione. Ma la locandina parla chiaro; se la gente cerca altro, può pure andare a farsi fottere. – Commentò, con un filo di rabbia. – E, tra l’altro, è l’editore che vede finire la carriera di uno dei suoi scrittori di punta, ricordalo.
– Sei sicuro? – Chiese Giada, con un filo di voce: non aveva il coraggio di parlare.
– Possono giocare, con me… ma non con voi. – tuonò. – E, soprattutto, non con te.
Il tempo si fermò. La ragazza, dopo quella frase, avrebbe voluto abbracciarlo e non staccarsi mai più da lui. Ma evitò: sapeva che non era il momento.
– Non dico che sono cazzi miei, quello che faccio: quando diventi famoso, implicitamente, rinunci a tale tranquillità… ma sai che, e l’ho sempre detto (Sonia può confermarlo), che sarei sempre stato aperto al dialogo ed alle spiegazioni.
Ascoltavano tutte in silenzio, senza fiatare.
– Lasciando passare la diffamazione, ma qua si nega la privacy di voi tutte. Ho deciso, dichiarandolo ai media, di essere aperto ad ogni spiegazione, senza che la gente dovesse arrivare a questo. – spiegò, indicando le copertine. – Ma questo vale per me, non per VOI. Questo, non gli perdono.
– Hai intenzione di fare una piazzata delle tue? – chiese Sonia, dopo un lungo silenzio.
– Si. Non possiamo più andare avanti così, in questo modo.
Nuovamente un lungo silenzio.
– Luca… – cominciò, Stella. – tu sei un tale stupido che, alle volte, mi porti a sclerare. – lo sgridò. – Ma non posso fare a meno di considerarti una grande persona e, soprattutto, un grande amico. – continuò, prendendogli la mano, che aveva lasciato appoggiata sulla copertina, messa al centro del tavolo. – non sei solo. – concluse, guardandolo e sorridendogli.
– Ci sono pure io, e lo sai! – rispose subito Cri, mettendo la sua, di mano, sopra quella di sua moglie. – Siamo grandi amici, no?
– Conta anche su di me, per quanto possa valere… – si aggiunse timidamente Sonia, aggiungendo anche la sua, al mucchio.
Anche Giada, con tocco gentile, si unì.
– Ti amo. – Gli disse sottovoce, teneramente.
Strinse la mano a pugno, cercando di trovare forza. Ed arrivò, quella determinazione. Guardò tutte, una ad una, ringraziandole con lo sguardo.
– Domani sarà una giornata movimentata. – commentò, ridendo debolmente.
– E noi ci saremo! – esclamò Cristina. – Vero, Stella?
La moglie confermò, con un debole movimento della testa.

Capitolo 7 – Rivelazioni (2)

Il viaggio fu insolitamente rapido. Già, prima d’ora, aveva preso treni, per recarsi alle varie presentazioni… ma, la vicinanza di Giada, rendeva tutto diverso. Non fu affatto di compagnia, dato che s’era addormentata sulla spalla di Luca, ma il viaggio sembrò durare molto poco. In quel frangente, però, notò una cosa: molte donne lo fissarono. Va bene che era famoso, ma gli sembrò esagerato. Probabilmente, e ci pensò solo dopo, guardavano la bella coppietta: una ragazza, addormentata sulla spalla del suo lui, da sempre uno spettacolo romantico.
Arrivarono, quindi, dopo due ore e mezzo di viaggio. Il treno fu stranamente in orario. Ad attendere i due viaggiatori, c’erano Cristina e Stella, entrambe con un bel sorriso.
– Solo quei due piccoli bagagli? – rimproverò Cri, vedendo due miseri trolley.
– Stiamo qua giusto il tempo della presentazione. – spiegò. – non la considero una vacanza, insomma.
– Hai saputo nulla di nuovo? – chiese Stella, preoccupata.
– No.
Rimasero, quindi, in silenzio, mentre uscirono dalla stazione. Cri e Giada, che tramavano alle spalle. Probabilmente si raccontavano l’evoluzione della storia.
– Dove siete alloggiati?
– So solo la via, Stella. Non ho avuto modo d’informarmi. – provò a scusarsi.
– Non ci sono problemi.
Nel mentre, arrivarono alla macchina. Caricarono le valigie nel bagagliaio e, in un batter d’occhio, furono sulla strada.
– Dove ci portate, stasera? – chiese Giada, raggiante più che mai.
– Già, Stella, dove? – aggiunse Cristina, curiosa pure lei.
– Non ne ho idea. – rispose. – vedremo poi.
Luca, come un sesto senso, capì che c’era qualcosa che non tornava: Stella, anche se felice dell’arrivo degli amici, sembrava turbata. Ma non chiese niente: sua moglie sembrava all’oscuro, di questa cosa e, quindi, evitò di approcciare il discorso. L’avrebbe presa da parte, quando possibile, e le avrebbe chiesto.
Dopo un bel po’, arrivarono in centro, dov’era situato l’hotel. Stella, arresto l’auto qualche isolato prima.
– Perché ci siamo fermati? – Chiese Cristina.
– Siamo arrivati. Scusa se non ti lascio all’ingresso, ma non posso procedere oltre. – commentò con un timido sorriso, guardando Luca, che sedeva accanto a lei.
– Immaginavo. – tagliò corto, lui. – camminare un poco non ci farà male.
– Qua vicino c’era un ristorante, no? Potremmo stare la a chiacchierare, attendendo l’ora di cena. – propose Cri.
L’avvocato sembrava in difficoltà. Il ragazzo, allora, decise di aiutarla.
– Non so quando saremo liberi, una volta entrati la. Magari, ci tengono fino a tardi. – mentì. – Sarebbe meglio trovarsi direttamente dopo, no? Ditemi la via e, magari, ci troviamo li.
Non sembrava convinta, la ragazza, ma dovette cedere, alla fine. Giada, dal canto suo, osservava in silenzio; il solo essere li, la rendeva molto felice.
– Ha ragione, Cri. – rispose, prendendo la palla al balzo. – Del resto, è qui per lavoro, no?
– Gia…
I due ospiti, dopo aver salutato, uscirono dalla macchina e, dopo aver preso i bagagli, si avviarono. Luca, prima di andare, guardò intensamente Stella che, ricambiando lo sguardo, intuì il messaggio: quella sera, avrebbero parlato.

Il pomeriggio, al contrario di quanto detto dallo scrittore, passò senza alcun evento. Chiamò solamente il capo che, con molta premura (fin troppa), s’informò del viaggio, se l’alloggio era di suo gradimento, se sapeva dove si trovava la libreria, se aveva bisogno del taxi, se aveva già fatto maree di autografi. Non l’aveva mai sentito così… gentile. La situazione era già strana di suo; questa chiamata aumentò i sospetti. Ancora, però, non si spiegava i due biglietti del treno. Il letto matrimoniale, con un poco di fantasia, poteva capirlo: sapevano che gli piaceva dormire ‘comodo’ e, un letto grande, era la cosa migliore. Ma… i due biglietti… perché proprio due? Sapeva che era una motivazione banale ma, proprio per questo, non riusciva ad arrivarci. Guardava Giada, che sistemava la sua roba, mentre si stava perdendo nei ragionamenti. E Lei, vedendo il suo sguardo perso, lo raggiunse, sedendosi accanto.
– Cos’hai? – chiese.
– Pensavo.
– Pensi troppo, lo sai? – lo rimproverò dolcemente, trascinandolo con se sul materasso, dove erano seduti.
Erano sdraiati. Lei lo teneva forte, abbracciandolo amorevolmente.
– Ma è sempre così, per voi scrittori? Sempre a pensare?
– A quanto pare… – rispose lui, in maniera leggermente dispettosa.
– Allora smetti di pensare, almeno per un poco… ok? – chiese maliziosamente, premendo il seno sul braccio di lui e dandogli un bacio, sulle labbra.

Capitolo 7 – Rivelazioni (1)

Just a game of roles
Capitolo 7
Rivelazioni

Il cellulare squillò. Qualcosa si mosse, sotto le coperte, ma nulla di più. Il telefono continuò a trillare, senza che nessuno desse lui importanza. Poi, cessò.
– Avresti dovuto rispondere. – disse la voce di Giada, parecchio assonnata. Seguì, poi, il dolce suono di un bacio.
– Richiameranno, se era davvero importante… – rispose Luca, anche lui in apparente stato di dormiveglia.
E, per la serie “le ultime parole famose”, il telefonino riprese a rompere le scatole.
– Rispondi, ti prego! – urlò lei. Nel farlo, tirò fuori le braccia dalle coperte, afferrò il cuscino di lui, e se lo mise in faccia, a tapparsi le orecchie.
Il ragazzo, privato della comodità, si mise seduto, scoprendo il petto nudo, ed afferrò quel petulante affare. Non pensava che potesse esistere qualcosa di più disturbante della sveglia. Ma, subito, il sonno se ne andò, lasciando spazio a sorpresa.
– È Stella. – disse, esternando quell’incredulità.
Anche Giada, a quella rivelazione, si mise a sedere, scoprendo il suo generoso seno.
– Si sarà dimenticata qualcosa?
– Non saprei. – disse, guardando il display. – Sentiamo direttamente. – concluse, rispondendo.
Non ebbe nemmeno il momento di dire “pronto?” che, la voce di Cristina, si propagò nella camera da letto, con un sonoro “stronzo!”. E non era nemmeno in vivavoce!
– Buongiorno anche a te…
– Sei uno stronzo! Perché non hai detto niente!?
Si allontanò l’apparecchio dall’orecchio e, ripreso il dono dell’udito, rispose.
– Perché sarei stronzo, Cri?
Da molto lontano, la voce di Stella, pronunciò “Non c’è solo l’articolo! Hanno pure fatto la pubblicità!” e, in risposta, tipica di Cri, un “Fammi vedere!” seguito da violenti rumori di microfono sbattuto in ogni dove. Luca, in tutto questo caos, fissava Giada, con una confusione mai avuta. Lei, non capendo a sua volta, poteva solo ricambiare, quello sguardo, con la stessa dubbiosità.
– Scusate… mi spiegate di cosa state parlando?
– Spiegarti!? Mi stai a prendere per il cu…! – urlò lei, prima di essere interrotta.
Prese la cornetta la moglie, esordendo con un “Luca?”.
– Cosa succede?
– Nella pagina culturale, del giornale, si parla di te. – spiegò.
– Cosa? – chiese, ancora più confuso.
– Dice che, domani, sarai qua, a Roma, per parlare del tuo libro.
Rimase in silenzio, incredulo.
– Luca? – lo fece riprendere Stella.
– Si, ci sono. – rispose, confuso più che mai. – ci credi, se ti dicessi che non ne sapevo nulla?
Questa volta, fu la donna a mantenere il silenzio che, però, spezzò quasi subito.
– Ti credo; saremmo state le prime, a cui lo avresti detto.
– Ovvio! Non lo devi nemmeno mettere in dubbio. Senti, – provò a riordinare le idee, – Ora chiamo la casa editrice e m’informo. Appena saprò qualcosa, ti richiamerò.
– Va bene. – rispose. Anche la sua voce, pur se prodotta da un altoparlante, sembrava preoccupata. – a dopo.
– A dopo. – salutò, interrompendo la chiamata.
Non si fermò: digitò subito un nuovo numero e chiamò.
– Che succede? – chiese Giada preoccupata. Prese dolcemente la mano e, sperando di rassicurarlo, la strinse con delicatezza.
– Non lo so.
Alzarono la cornetta.
– Sonia, potrebbe spiegarmi cosa succede?
Rimase qualche minuto in silenzio, Luca, ascoltando la redattrice.
– Ma perché così all’improvviso? – chiese, parecchio nervoso.
– Non ne ho idea! Il capo ha voluto così e s’è detto “irremovibile”. Mi ha anche fatto prenotare la suite dell’albergo!
– Chiedere direttamente a me? Potevo essere malato…! – provò a dire, venendo fermato.
– Sentimi, con tutto il bene che ti voglio: se mi dicono di prenotare un albergo per due, minacciandomi di essere licenziata se non eseguo, lo faccio e basta! Mi hanno detto di prenotare per due, idem per il biglietto del treno, e di chiamarti, ma hai fatto prima te. Basta! – urlò, parecchio nervosa anche lei. – Ora scusami, che ho da fare; sai, un certo capo, senza avvisare, mi riempie di lavoro e mi minaccia di licenziamento! Mavaffancu…! – E buttò giu.
I due ragazzi, increduli, si guardavano spaesati. Poi, lui, si alzò, dirigendosi al pc. Giada, alzatasi a sua volta, andò in cucina, a preparare il caffè. Lo fissava, ogni tanto. L’unica cosa che si sentiva, oltre al borbottare della caffettiera, era la ventola del case e la rotellina del mouse, che veniva fatta girare in maniera tremenda. Dopo aver finito di leggere la mail e dato il via alla stampante, chiamò Stella, questa volta con il vivavoce. Giada, sentendolo, accorse da lui.
– Pronto, Luca?
– Si.
– Allora? – chiese. – saputo niente?
– Ho appena saputo che ho un treno che mi parte tra… – disse, guardando l’orologio a muro. Erano le 8:32. – Tra poco meno di sei ore.
Giada era incredula.
– Ci sarà anche Giada? – chiese Cristina, da molto lontano.
– Ovviamente! Anzi, conoscete un bel locale, dove passare una serata tra amici?

Capitolo 6 – Decisioni (7)

– Vi prego di smettere. – chiese, in maniera composta, una volta fatta accomodare in sala.
Erano tutti in piedi, intenti a fissarla. Giada era dietro Luca, appoggiata alla sua schiena.
– Smettere!? Ma si rende conto, di cosa sta dicendo!? – Urlò Luca, furibondo.
– Si. – rispose pacatamente. – Sto bene e, il sapere che pure mia figlia lo è, mi rende anche serena.
Inferocito, il ragazzo lasciò la stanza. Tornò subito dopo, con in mano uno specchio. Lo mise davanti alla faccia della donna. Tutti, tranne loro due, erano terrorizzati.
– Stai bene!? Quell’occhio nero vuol dire ‘sto bene’!?
Rimase in silenzio, guardandosi in quel vetro.
– Lo amo.
– Tu cos…!?
– L’unica cosa, che non gli potrò mai perdonare, è l’aver picchiato nostra figlia. – lo interruppe.
Luca era infuriato, ma cercò di riprendersi. Voleva ascoltarla.
– Quel giorno, quando la scoprimmo, eravamo andati in banca. I nostri risparmi erano spariti. Già prima, il nostro conto corrente e lui, aveva comportamenti strani.
– Cos’era successo? – chiese Stella.
– Aveva incominciato a giocare d’azzardo. E, in pochi giorni, aveva perso più di duecentomila euro.
(http://chouchou.bandcamp.com/track/air)
Rimasero tutte senza parole. Anche Giada.
– Mostrò tutta la sua indole di violenza, poco fuori dalla filiare. Giada era stata l’ulteriore goccia, che aveva fatto traboccare il vaso.
Si strinse forte a Luca. Rimase ad ascoltare, in silenzio: il suo passato, quello in cui si sentiva odiata, era davanti a lei, oltre al suo ragazzo. Ma non percepiva nessun tipo di astio, nei suo confronti. Sembrava, anzi, che la stesse accarezzando amorevolmente.
– La sua follia avrebbe potuto anche ucciderla. – la sua voce, lentamente, si stava incupendo. – Provai a fermarlo, ma si spinse via. Nel cadere a terra, mi fratturai il polso. Non sapevo cos’altro fare. Sono uscita di corsa, quindi. Non sapevo cosa fare ma, certamente, dovevo farla fuggire. Passai davanti ad una agenzia immobiliare.
Giada versò una lacrima. Qualcosa, le stava toccando il cuore.
– Chiesi di un appartamento in affitto. Me ne mostro alcuni, il venditore. Presi quella che, dalle foto, sembrava potesse andare bene, indipendentemente dal prezzo. Implorai, anche, di avere i contatti del proprietario.
Cristina stava per parlare ma Stella, con un movimento della mano, la fermò.
– Andai da questa persona, disperata. Spiegai la situazione e lo pregai, dato che la casa era vuota, di poterla già mandare. Gli pagai anche molte rate, per convincerlo. E, sia ringraziato il Signore, riuscì a capire la mia disperazione.
Le lacrime, ormai, erano diventate un pianto ininterrotto. Era sua madre, che le stava abbracciando il cuore.
– Tornai a casa tardi. Mio marito mi picchiò, dopo che aveva finito di farlo con lei. – e rimase in silenzio.
Singhiozzava, Giada.
– Avevo anche prenotato una ditta di traslochi, pagando in anticipo. Avrei voluto consegnarle il rimanente, dei miei risparmi, ma lo scoprì e se li prese. – incominciò a piangere.
Luca si stringeva i pugni, insensibile al dolore.
– Il giorno dopo uscì, per continuare a giocare. Fu allora che la cacciai, accompagnandola alla sua nuova casa.
– Perché non scappi? Perché non vai ad abitare con lei!? – chiese lui, urlando.
– Perché lo amo! – urlò, piangendo. – Non è mai stato così, Stefano! Cosa farebbe, se tutti lo abbandonassero!?
– Cosa sarebbe di te, se non scappassi! – la corresse, subito.
– Ho deciso di non farlo. Io sono la sua luce e non lo abbandonerò mai. Come non abbandonerò mai mia figlia! Giada non ha colpe.
Come un flashback, ricordò tutte quelle volte che, non credendoci, l’aveva vista, mentre la fissava di nascosto e, ogni volta, con un nuovo segno di violenza. Strinse Luca, continuando a lacrimare. Ha sempre creduto di essere rimasta sola. La realtà è che non l’aveva mai abbandonata.
Luca, prendendole la mano, per rassicurarla, fissò quella donna, studiandone lo sguardo. C’era una fiamma, in quegli occhi tristi. Una fiamma che non si sarebbe mai spenta. Si spostò di lato, scoprendo Giada. Madre e figlia si videro in volto, per la prima volta. Scattarono entrambe in avanti, abbracciandosi intensamente.
Luca, dopo poco, si voltò e se ne andò.
– Dove vai? – chiese Cristina.
– A riordinare il tavolo. – rispose, senza nemmeno voltarsi.

Stava in piedi, in giardino, a fumare. Dimitri, che era poco più indietro, lo fissava. C’era anche Cristina, che osservava lo scrittore e quel prato all’inglese.
– Sei sicuro? – chiese, Dimitri. Soffiò fuori il fumo. Stava fumando anche lui.
– No, ma è lei che vuole cosi. – rispose, con voce inespressiva.
– Cosa ti ha fatto cambiare idea?
– La sua determinazione. Preferirebbe morire, piuttosto che cedere.
– Ma la sta massacrando! – commentò Cristina, cercando il loro sguardo.
Non rispose; continuò a fumare in silenzio. Anche la ragazza, guardandolo, decise di non continuare: lo sguardo di Luca era colmo d’odio, di rabbia che non riusciva reprimere. Ha potuto solo arrendersi all’evidenza, lasciando che la vita potesse continuare il suo insensato gioco. L’altro, facendo un gesto a Cri, consigliò di lasciarlo solo. La ragazza afferrò immediatamente il concetto, seguendolo dentro casa.
Luca, quindi, rimase, da solo. Continuava a fumare, guardando verso il nulla. Si sentì, poi, abbracciare gentilmente, in vita. Non dovette girarsi: riconosceva quel tocco gentile.
– Sto bene. Davvero. – disse Giada, appoggiando la testa sulla schiena di lui. – mia madre è forte: se la caverà.
Come prima, le prese le mani. Continuò a fumare. Era, forse, un poco più sereno… ma non riusciva, ugualmente, a darsi pace. Perché doveva essere così?

– Non voglio andarmene! – disse, imbronciata, Cristina.
Erano nuovamente alla stazione. Il week end stava per concludersi e, per le ragazze, era ormai tempo di tornare ai propri impegni.
– Te l’ho detto: possiamo anche tornare, prima o poi. – rispose Stella, col un bel sorriso, accarezzandola amorevolmente.
Erano già sul binario, col treno pronto alla partenza.
– Mi spiace averti fatto venire per niente, Stella. – disse tristemente Luca.
– La prossima volta che lo dici, giuro che ti prendi una sberla! Ci siamo divertite molto e, sinceramente parlando, non potevamo aspettarci di più. – commentò, col suo sorriso.
– Quando tornerete? – s’intromise Giada, radiosa anche lei.
– Quando ne avremo tempo. – Continuò l’avvocato. – Ma spero presto. E, non dimenticarlo, ci devi far vedere quel club. – concluse, con voce maliziosa.
Sorrise, sereno.
Il controllore fischiò: era ora. Si abbracciarono e si baciarono, promettendosi di rimanere in contatto.
– Amala. – sussurrò la donna, all’orecchio del ragazzo.
Salirono sul treno. Le porte si chiusero. Partirono.
Luca e Giada, continuarono a seguirlo per un po’, con lo sguardo. Stava avvinghiata a lui, stringendolo dolcemente. Si voltò, poi, e l’abbracciò a sua volta: un gesto, finalmente, pieno d’amore, e non solo di protezione.